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"IMPERTINENTE"Non scandalizzarti se non di te stesso (M.Maccari) |
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June 28 POVERI LAICIRitanna Armeni s'interroga sulla laicità con Stefano Rodotà.
Risultato?
Una ben povera cosa rispetto agli scenaric he le grandi religioni sanno affrescare nella mente dell'uomo.
Il professore si rifà alla costituzione italiana per dare un'indicazione fondante l'etica laica e la giornalista tenta una conciliazione tra i grandi temi della scienza e la condizione di chi, non avendo una fede è costretto a trovare risposte alternative, che abbiano il pregio della persuasione per la razionalità comune.
Ebbene non si arriva che al nulla di un relativismo piccolo piccolo, appena illuminato da alcune parole del grande scettico Montaigne, il quale, dalla sua, non aveva il limite dell'appartenenza ad un'ideologia.
Le icone di Rodotà sono eguaglianza e uniformità da inserire con forzaa in un 'contesto irregolare'.
L'irregolarità è la norma.
Come si fa a conciliarla con il livellamento?
Impossibile.
Ma la sinistra intellettuale deve ricorrere ai formalismi, per non perdersi nella realtà immane e variegata, dove neppure gli scienziati sono in grado di pervenire ad una verità assoluta.
Bisogna comprendere le difficoltà in cui si dibattono i credenti postmarxisti, dopo la caduta del muro: sono senza rifugio.
Ci manca poco che si convertano al cattolicesimo per recuperare le antiche certezze distrutte dalla storia.
June 15 Il Kama-Sutra dei cattolici
Un sacerdote cattolico, di vasta cultura eterodossa, pare abbia compilato un manuale di educazione sessuale per gli sposi, rifacendosi al Kama-Sutra ed illustrando le varie modalità di accoppiamento riconosciute praticabili da Santa Romana Chiesa. Il bello è che alcune posture, un tempo inammissibili dai fedeli ignoranti, ora sono del tutto legittime, anche in barba al principio dell'amore fisico - esclusivamente o prevalentemente - finalizzato alla procreazione. Il matrimonio come remedium concupiscientiae pare ora avere il sopravvento sulla regola fondamentale della propagazione della specie.
Verrebbe da dire: che cosa non si fa pur di rimanere sul mercato... May 25 Susanna e l'assegno Ho incontrato per la prima volta Susanna Agnelli nel luglio del 1974. Era da pochi giorni sindaco di Monte Argentario e mi parve interessante andarla a intervistare, per l’Europeo. Il mio articolo cominciava così: «Il profilo ha da rapace». La somiglianza fisica col fratello Gianni era infatti impressionante. Ma molto diversi erano i caratteri. Istintivamente simpatica, fresca nonostante i suoi 52 anni e i sei figli, tornata da non molto dall’Argentina dove aveva vissuto a lungo col marito Urbano Rattazzi (ma a quell’epoca ne era separata e filava con lo scrittore Cesare Garboli) non aveva ancora introiettato l’ipocrita «politically correct» italiano, era quasi naif per il nostro mondo, raccontava storie esilaranti e dava giudizi sarcastici su tutti e su tutti, in particolare sui suoi parenti, il fratello Umberto e gli odiati cugini Nasi. Solo l’Avvocato, per il quale nutriva un’ammirazione senza riserve da adorante sorella minore, benché fra loro ci fosse appena un anno di differenza, godeva del privilegio assoluto di essere l’Intoccabile. Del resto l’attaccamento fra i due fratelli era comprensibile: dopo la morte del padre Edoardo si erano trovati giovanissimi, men che ventenni, a sostenere, come primogeniti, il peso della famiglia. In quell’intervista la feci parlare molto di Gianni Agnelli che allora, sul versante privato, era ancora un oggetto piuttosto misterioso. Mi raccontò che Gianni aveva letto un solo romanzo in vita sua, "Il vecchio e il mare" («Sostiene che preferisce vivere piuttosto che leggere»), che aveva un grande «sense of humor» e mi riferì anche un sarcastico giudizio su Giovanni Spadolini, che era il segretario del Pri, il partito di Suni. La mattina dopo, rendendosi conto di averla fatta un po’ grossa, mi telefonò prestissimo in albergo pregandomi di togliere quel giudizio. Risposi di no, ma lei non me ne volle. In un’intervista di poco successiva le chiesi: «Se non fosse presidente della Fiat, che cosa sarebbe stato suo fratello?» «Se non fosse presidente della Fiat, mio fratello sarebbe stato sicuramente comunista». Il giorno dopo l’uscita del giornale in Fiat scoppiò il finimondo. Ma Suni diceva queste cose con una tale grazia, oserei dire con innocenza, che non si poteva volergliene. Anche nei suoi giudizi più taglienti non c’era mai cattiveria, solo divertimento. La villa dell’Agnelli all’Argentario era bella ma discreta. Aveva una sola guardia del corpo, un ex cancelliere, Calimero, di nome e di fatto, che fungeva più che altro da segretario. Quasi a fianco c’era invece la villa faraonica di Genghini, un costruttore romano molto noto all’epoca, che girava con nove guardie del corpo. Questo Genghini ci incuriosiva parecchio e decidemmo di invitarlo una sera per un aperitivo. Arrivò con un incredibile vestito da yachtman e un’altrettanto incredibile moglie, tutta cotonata, d’un biondo inverosimile. Alla fine di un’ora piuttosto imbarazzata, in cui nessuno sapeva cosa dire, Genghini, al momento di congedarsi, tirò fulmineamente fuori dal taschino un assegno e farfugliando qualcosa, lo mise in mano all’Agnelli, davanti a tutti. La sera, a cena, ci fu una sorta di «consiglio di famiglia» su quella faccenda dell’assegno. C’era una allegra combricola: il conte Alvise De Robilant che si accompagnava a una bellissima ragazza venezuelana e una giovanissima Stella Pende che filava con uno dei figli di Suni, Lupo. Io dissi che l’assegno andava restituito immediatamente. E De Robilant, rivolto a Suni: «Dai retta a Fini, che è un uomo di mondo». Io di anni ne avevo 32 e sentirmi dare dell’"uomo di mondo" dal conte De Robilant mi fece una certa impressione. Il giorno dopo il solerte Calimero fu spedito quasi all’alba alla villa dei Genghini con l’assegno in bocca. Chiesi a Suni di quanto fosse l’assegno. «Oh, non ho avuto il tempo di guardarlo» rispose con nonchalanche. Mentiva spudoratamente. Aveva avuto tutta la notte. Col tempo persi rapporti con l’Agnelli. Il successo (sottosegretario agli Esteri, ministro) le aveva dato un po’ alla testa, la bella spontaneità se n’era andata. Ci reincontrammo, moltissimi anni dopo, all’aeroporto di Linate. Fu gentilissima e mi accompagnò a casa con la sua macchina. Mentre l’autista guidava, le chiesi: «Allora signora, me lo vuol dire adesso di quant’era quell’assegno di Genghini?». Lei sorrise. Ma non rispose. Così a me è rimasta la curiosità di sapere quanto un avventuriero senza cervello come Genghini valutasse la corruzione di un’Agnelli. Massimo Fini (24 maggio 2009)
April 15 TetrisRiprende 'Tetris', un programma televisivo lanciato dalla 7, dall'andamento altalenante e controverso, condotto da un giornalista relativamente giovane come Luca Telese, un volto nuovo per la tv cosiddetta alternativa, nella quale finora è riuscito a primeggiare forse, dopo Giuliano Ferrara, solo Antonello Piroso, il quale è giunto faticosamente ad innalzare l'audience di questa emittente legata alla Telecom, se non andiamo errati, con una serie d'interviste a personaggi noti.
Ora, questo Telese, non si sa bene che pesce sia realmente.
Vorrebbe passare per uno scanzonato, non conformista, amico di Travaglio, e poi si scopre che scrive sul 'Giornale'.
Ha imbastito un'autobiografia un po' naif e un po'beat su FB, qualificandosi, con raro sprezzo del ridicolo, 'old communist of italy' o qualcosa del genere, aggiungendo una citazione di Woody Allen per proclamarsi, niente meno!, che 'ateo e materialista'.
L'abbiamo sentito qualche volta esibirsi su Rai Tre, che è un'emittente seria, nella rubrica Tabloid, nella quale non perdeva occasione per farsi insultare pesantemente dal pubblico, dopo aver rifiutato, sprezzantemente, la qualifica di 'uomo di destra' (attribuitagli ovviamente per il suo rapporto di lavoro con il quotidiano diretto da Mario Giordano).
All'esordio di 'Tetris', ebbe qualche infortunio con Giuliano Ferrara, che lo definì un 'apprendista giornalista' e meritò i rimproveri del pur tollerante Giampiero Mughini, il quale, di fronte alla successiva bagarre con il direttore del 'Foglio', ebbe a definire quel vergognoso show 'una costellazione di orrori mass-mediatici, che andrebbero dimenticati dal primo all'ultimo'.
Evidentemente, i padroni della Sette non hanno molto di nuovo da programmare, se non l'ennesimo talk show, dove la superficialità del gossip, s'intreccia col trash dei giorni nostri, con protagonisti di miserabili sceneggiate, come Fabrizio Corona, prossimo ospite della prima puntata.
Avete capito come s'incrementa lo share?
Con il pubblico di bocca buona. Lo stesso che accalca le curve sud, o quello che partecipa al GF e alla Fattoria.
Queste sono le chance televisive nel nostro paese.
Comunque staremo a vedere quel che succederà in questo programma, che, purtroppo, forse per il nome o per la scenografia, ha in sé ineluttabilmente qualcosa di tetro e funesto.
Terque, quaterque...
March 21 Il pappagallinoHo avuto per un certo periodo un pappagallino, che i legittimi
proprietari non volevano più tenere. Viveva da solo in gabbia, dopo aver perso la sua compagna. Fischiava da solo, a volte contento, quando
sentiva gli altri uccelli cantare anche da lontano. Carino, piccolo, indifeso, solo. Non potevo liberarlo perché non avrebbe potuto e saputo sopravvivere dopo anni di cattività. Faceva malinconia: si accontentava di suoni amici, ma non aveva nessuno accanto a sé. E poi, un giorno, lo trovai riverso sul fondo della gabbia, con le zampette alzate, come se invocasse qualcuno o qualcosa. Tante
persone sono come quel pappagallino; forse non si accorgono neppure che,
fuori della gabbia c'è un mondo grande, l'aria, la libertà, il rischio, la vita infinita. February 28 Chicco Testa nuclearista !Sembra un insulto. Forse lo è. Almeno se a pronunciare la frase è qualche vecchio nostalgico di Lega Ambiente, la prima dura e pura associazione ecological- ambientalista del nostro paese. Quella passata alla storia come la più implacabile, formidabile ed inespugnabile roccaforte dei cieli e mari puliti, prati verdi, cavalli galoppanti su ampie distese di arenili..., nata per fare la felicità di vecchi e bambini, quasi come i biscotti fatti in casa, o tutt'al più presso i Mulini bianchi della principessa Marina Doria. Ho sentito Chicco a Raitre Scienza e sono rimasto sbalordito.Una metamorfosi simile chi l'avrebbe mai immaginata? Io ricordavo il radicale doc, non chic, fondatore della suddetta Lega e ce ne era voluto del bello e del buono per assimilare la sua figura sbarazzina, da impertinente pierino, a manager del parastato, una volta che fu incoronato capo dell'Enel. Intanto era irriconoscibile la sua voce: si era fatta maschia e perentoria, da basso, alla Nicola Rossi Lemeni, irridente ed insofferente nei confonti degli ambientalisti suoi ex compagni, trattati da poveri stupidi, incompetenti, ignoranti e ridicoli. Poi, il suo dire era un infinito snocciolare di concetti scientifici, tecnologici e frasi apodittiche, sentenze senz'appello verso i trogloditi anti nucleari, gli analfabeti della tecnica moderna. Alla fine dell'intervista, faticai non poco a comprendere il mutamento di specie, a rendermi consapevole di questa alchemica trasformazione del metallo vile, di venti o trentanni fa, nell'oro splendido e lucente di oggi. Tutto al servizio del patto Berlusconi- Sarkò. Confesso che, pur attribuendo al termine nuclearista lo stesso valore offensivo di fascista, pari cioè a zero di zero, questo non contribuisce a rendermi simpatica oggi la figura del boiardo elettrico, creato in vitro dalla partitocrazia imperante nella prima e, purtroppo, nella seconda repubblica. Avvezzo a considerare certi carrozzoni frutto di accordi semi-mafiosi e le congreghe che li dominano come escrescenze purulente del sistema feudale tuttora dominante sulla democrazia autentica, la conversione quasi religiosa dall'oscuro fondamentalismo ecologista alla celebrazione devota del nucleare mi fa venire l'orticaria. Io ricordo vagamente di aver votato sì al nucleare, quando questo era stramaledetto da tutti o quasi. Ora mi sento in imbarazzo con i neofiti di rango, che ricordano vagamente i cari vecchi marrani, genuflessi più al Potere che alla Religione o alla Scienza. ![]() February 27 Attenzione Chi frequenta Facebook è gravemente esposto ai più seri problemi di salute. Ci riferiamo oltre che al maggiore network, anche a tutti gli altri presenti sul mercato, ovviamente, anche se per il favore di cui gode FB, il numero e la qualità degl'iscritti, una buona parte dei quali appartiene a classi d'istruzione elevata e ai ceti dirigenti della società, esso rappresenta il veicolo più importante di contaminazione. Non pensiamo però che i pericoli siano rappresentati da ictus e altre malattie legate piuttosto allo stile di vita perseguito da ciascuno dei membri, quanto piuttosto dalle manie ossessivo- compulsive, connesse all'uso smodato degli strumenti di conoscenza e relazione, che il sito mette a disposizione. In effetti, se ci si fa caso, in esso sono compresenti tutte le possibilità di comunicazione. Dal blog alla chat, ai gruppi di fan o spontanei, dalla politica al giornalismo, alla letteratura, ai film, alla musica, e via dicendo (chi più ne ha, più ne metta). FB assomiglia moltissimo al grande fratello orwelliano: i dati vengono immagazzinati ad una velocità supersonica, la privacy vacilla, ed i controlli si sentono come il fiato sul collo (alcuni, peraltro, sono indispensabili, per impedire che il caos prevalga su tutti). La possibilità, illusoria, di far parte di comunità globali o globalizzate rende dipendenti psicologicamente. Se si sta troppo dietro alle infinite lusinghe telematiche in esso contenute, ci si accorge di essere in trappola: il web ci avvolge, blandisce, stuzzica, solletica il narcisisismo ed il presenzialismo, nonché la presunzione di poter dire la propria su su ogni argomenro e sul prossimo, anche violando i limiti del buon gusto e della discrezione, e, quindi, il rispetto della persona. In mezzo al cicaleccio instancabile, il nostro io può perdere il senso della realtà, credendo di vivere una vita vera ed autonoma, da cui le insidie del quotidiano sono state eliminate. Un mondo ovattato che attenua tutti sensi. Un universo artificiale nel quale disperdere la nostra personalità. Per questo sarebbe utile che le conoscenze virtuali si tramutassero in relazioni, personali o di gruppo, effettive. E' l'unico modo per non inebetire, come già accade con televisione e droghe. February 14 Amore e MatrimonioRari, rarissimi i casi di coincidenza tra l'istituzione-contratto e i sentimenti profondi, i legami autentici tra uomo e donna.
L'istituzione matrimoniale è in crisi , non da oggi, ma da almeno un secolo, anche se c'illudiamo che sia un fatto relativamente recente.
Marco Guzzi sta conducendo un'indagine accurata in Rai sui mali del nostro tempo ed i risultati sono sconcertanti, ma veritieri: per il nostro paese, afflitto da calo demografico e della fecondità, abbassamento del livello di responsabilità individuale, di una morale vitale, mancanza di impulsi veri per i giovani ed i meno giovani, sono particolarmente catastrofici.
Sul piano culturale, i drammi di Ibsen, i romanzi di Gide, i saggi di Freud hanno, da tempo, individuato nella famiglia un luogo di "violenza tirannica", d incomprensione rancorosa, di vendette incrociate, di rabbia ineliminabile.
E' dagli inizi del novecento che l'istituto è stato posto sotto accusa, riconoscendo un divario tra forma e sostanza nella convivenza amorosa tra i sessi.
![]() Le coppie di fatto sono in aumento, come separazioni e divorzi.Segni di un cambiamento ulteriore nel costume della società
e nella ricerca non solo della libertà individuale e di coppia, ma di un modo nuovo di ascoltare il proprio spirito, valorizzando l'affettività sincera sull'ipocrisia sociale.
Il prof. Alberoni (honny soit qui mal y pense), esperto d'innamoramenti, ha stabilito la possibilità che, nel corso dell'esistenza, si possa incontrare l'amore al massimo tre volte.
Resta confermata quindi la caducità di relazioni, le qualie, se vengono formalizzate con nozze civili o religiose corrono, comunque il rischio elevato di rompersi.
La media della durata matrimoniale pare sia ormai di due anni.
Cerchiamo l'amore vero, privilegiandolo rispetto al conformismo, vincendo insulse resistenze di carattere ideologico: sposiamoci pure se lo vogliamo, ma prendiamo atto della fine di un bellissimo sentimento, quando esso si è esaurito.
Ricordiamo, altresì, le perspicaci parole di un grande, inimitabile pensatore, come Nietzsche, il quale affermava profeticamente: "Non sposarsi è un piccolo atto di non conformismo che va assolutamente fatto".
Viva S.Valentino.
February 13 Anoressia dello Stato e bulimia legislativa Le denunce della Procura generale della Corte dei Conti, all'inizio dell'anno giudiziario, sono impietose, ma non costituiscono una novità. Il ministro Brunetta, a proposito di uno dei vari scandali denunciati dalla magistratura contabile, ha preannunciato un'inchiesta per accertare la trasparenza o no della pubblica amministrazione, che pare sostanzialmente negata nella prassi quotidiana degli uffici. D'altro canto, sulla correttezza delle procedure seguite dall'Agenzia di riscossione, la famosa Equitalia spa, la corte medesima avanza seri dubbi, nel momento in cui riconosce che i crediti incassati sono aumentati sulla regolarità del modus operandi che vede un proliferare inesauribile di cartelle pazze e di fermi amministrativi ingiustificati. Si tratta di segnali inquietanti, che si aggiungono alla scoperta di truffe di vario tipo nel sistema sanitario nazionale, per non parlare delle altre malefatte, che hanno ormai ridotto lo Stato ad una specie di gruviera dove i topi allignano e crescono con velocità esponenziale, senza che alle lagnanze seguano i rimedi. In Italia, esistono da decenni, cahier de doléance, lunghi quanto la penisola, sui quali i governi scorrazzano tranquillamente senz'assumere adeguate iniziative. Il povero Ministro per le Riforme avrà i mezzi per tentare di approntare qualche ammodernamento? La prima elementare constatazione riguarda l'inflazione di norme e la scarsa, o nulla, applicazione concreta da parte di un'imbelle (pur non mancando le eccezioni) classe dirigente pubblica, di piccoli e grandi burosauri, i quali non sanno (o sanno troppo bene) come trascorrere le loro giornate, traendo benefici dalla comoda posizione di chi non deve render conto a nessuno, neanche ai tribunali ordinari, data la lentezza e gli alti costi della giustizia, che consente loro di farla franca comunque. L'Italia è la culla del diritto, ma soffre di bulimia da tempo immemorabile. Intento lodevole sarebbe quello di eliminare i provvedimenti inutili, quelli frutto di accordi di lobby, quelli clientelari. Questo sistema, ormai consolidatosi nel tempo, genera confusione e incertezza nei cittadini. Poche leggi ma buone ed una corretta applicazione delle stesse nell'amministrazione pubblica,sono regole fondamentali nello Stato di diritto, inesistente o quasi nel nostro paese. E' noto che funzionari ed impiegati delle varie amministrazioni devono essere al servizio del cittadino. Ma è altrettanto vero che essi una volta investiti dell' incarico si trasformano in satrapi di varia grandezza, dediti a fare, più spesso di quel che si creda, un uso improprio e distorto del loro potere. Una soluzione drastica, ma salutare ci sarebbe, ma guai ad attuarla. Il licenziamento in tronco, per giusta causa, è pura utopia.E allora, la strada del rinnovamento con buona pace dei nostri Ministri è lunga difficile e faticosa. L'Italia rimane per ora una Repubblica fondata sulla burocrazia, la quale, a sua volta, è costituita da vassalli, valvassini, valvassori.Come nel feudalesimo. ![]() January 31 IO TI LOGGHERO'...
Non so se termini come "taggare", "loggare," e via dicendo, siano entrati nei vocabolari della lingua italiana. E' certo però che la loro introduzione nel linguaggio corrente ormai è avvenuta più o meno subdolamente. Pur essendo non proprio un novellino del web, confesso che questi neologismi (a voler essere buoni) mi fanno una strana impressione. Le prime volte, di fronte all'oscurità completa del loro significato, rimanevo interdetto. Ritraevo dalla loro pronuncia sensazioni inquietanti. Strane reazioni avvenivano nel mio subconscio, mentre provavo lentamente a coniugare questi “verbi non verbi” al presente, al passato, al futuro, e provavo ad immaginare che cosa potessero pensare degli ipotetici interlocutori a sentirsi apostrofare, per esempio, con un imprevedibile e minaccioso" io ti loggherò" ovvero con un vagamente ricattatorio " ti ho loggato!", quasi simile, per le orecchie di uno sprovveduto, a "ti ho visto furfante, ora dovrai fare i conti con me!". E poi, un'ansia da prestazione rendeva alcune giornate estremamente stressanti, nel far fronte al dilemma “taggo, non taggo?”, riflettendo sulle conseguenze, comunque importanti, di una scelta tra l'una o l'altra soluzione, mentre il dubbio amletico, implacabile, continuava a tormentare il mio animo. Se taggo, mi adeguo al malvezzo comune, pensavo. Se non taggo sono un pedante misoneista, che rischia l'isolamento, soggiungevo.
Che fare?
E' ancora presto per fare scelte di campo così nette.
E dire che parole nuove od inusitate, a volte, trovano pieno accoglimento nel mio lessico, senza colpo ferire né lunghi indugi.
Adottare il fortemente polemico "isterizzare", per me, è stato pefettamente naturale, tanta è la carica violenta e dissacrante contenuta in esso. Un'istintiva simpatia mi porta a utilizzarlo di fronte ad ogni spettacolo individuale o collettivo di fanatismo ideologico, di miserabile malvagità mentale, di stupidità dei singoli o delle masse: lo trovo, in certe situazioni, molto appropriato ed efficace.
Come concludere, dunque, questo discorsetto sui cambiamenti del linguaggio indotti da internet?
Molto semplicemente consiglio a me stesso di aspettare. E' meglio assuefarsi. Poco alla volta, come nel famoso esercizio di Mitridate, quel tanto di velenoso che riuscirò ad assimilare, un bel giorno mi consentirà di raggiungere l'atarassia anche nei confronti delle trasformazioni ineluttabili della nostra lingua.
Mi sembra tutto sommato un logghevole intento.
Quel che dicono di noi e degli altri
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Immagini, parole, suoni e...varia umanità
Un po' di tutto ciò che mi piace...
Nel segno dell'impertinente
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Le regole ci sono per essere violate? La forma va rispettata sempre?
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